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Appassionato di Digital Mystery e navigando sul web alla ricerca di notizie curiose, novità e aggiornamenti vari, mi sono imbattuto tempo fa in una pagina nella quale venivano descritte, seppur sommariamente, alcune piattaforme social che dovrebbero vedere la luce nei prossimi decenni. Nella medesima pagina venivano indicate le date approssimative di pubblicazione e il loro livello di completamento. Ho salvato i contenuti, avendo il sospetto che potesse essere uno scherzo (fra i tanti che girano in rete) e temendo la rimozione della pagina, cosa realmente avvenuta in questi giorni.
Ne metto a disposizione il contenuto, senza alcuna modifica o aggiunta personale.
Ecolinker (2028): riscriverà le regole della socialità digitale. Non sarà soltanto una piattaforma di connessione tra individui, ma una sorta di palcoscenico dove le azioni di ciascuno saranno misurate meticolosamente attraverso la lente impietosa dell’impronta ecologica. Ogni nuovo iscritto si ritroverà a compilare un questionario minuzioso su abitudini di consumo, scelte alimentari, trasporti, persino il costo energetico degli svaghi domestici. Algoritmi raffinati classificheranno gli utenti in micro-comunità, gruppi di affinità ambientale più che di interesse, in cui l’incoraggiamento alla virtù verde diventerà una sfida collettiva.
Chi si iscriverà a Ecolinker troverà subito un percorso guidato. Verrà assegnato a un "tutor di sostenibilità", una figura a metà tra un coach motivazionale e un confessore digitale, incaricato di suggerire micro-azioni: una settimana senza auto, un mese a dieta vegetariana, la sostituzione dei detersivi tradizionali con saponi fatti in casa. Ogni passo compiuto nel mondo reale otterrà una verifica tramite scontrini, geolocalizzazione o testimonianze video e porterà con sé uno sblocco progressivo di badge ed esperienze sociali: chat tematiche, webinar esclusivi, raduni locali nei parchi urbani.
La piattaforma premierà la virtù, ma soprattutto la confessione pubblica dei propri peccati ecologici: sarà presente una bacheca anonima dove i più coraggiosi racconteranno la propria redenzione, con la possibilità che la propria esperienza possa diventare virale. Si creerà così un clima di emulazione positiva, una corsa alla virtù più ostentata, in cui il social reward non sarà più il selfie, ma la prova documentata di compostaggio domestico, la creazione di orti condivisi sui tetti condominiali, la rinuncia a qualsiasi delivery nel raggio di chilometri.
Mindmeld (2030): un social network che rivoluzionerà il modo in cui le persone si incontreranno e comunicheranno online, andando ben oltre le semplici affinità di interessi o il normale contatto. La piattaforma sfrutterà sofisticate scansioni del profilo neurologico di ciascun utente, utilizzando algoritmi neurocognitivi in grado di rilevare schemi di pensiero, soglie di reattività emotiva e persino propensioni all’empatia, all’ironia o al paradosso. Iscriversi a Mindmeld richiederà qualche minuto di esercizi cognitivi e un breve test di percezione immersiva, durante il quale l’utente sperimenterà una serie di scenari virtuali calibrati per misurare la plasticità mentale e le idiosincrasie percettive. Solo a quel punto sarà abbinato, come in una sorta di speed dating sinaptico, a utenti neurologicamente compatibili, con cui potrà avviare conversazioni profonde.
Non ci saranno gruppi o community tematiche: la piattaforma privilegerà confronti a due o al massimo a tre, per favorire la massima densità di scambio intellettuale. I dialoghi si svolgeranno tramite realtà aumentata, in ambienti digitali che si modelleranno dinamicamente sulla base delle emozioni emerse, trasformando ogni interazione in un paesaggio condiviso e mutevole. Alcuni utenti potranno “passeggiare” per ore in boschi labirintici nati da una metafora estemporanea, altri si ritroveranno all’improvviso a contemplare iceberg che si sgretoleranno al ritmo delle loro intuizioni, altri ancora vivranno, per qualche minuto, l’illusione perfetta di essere una creatura migratoria nel mezzo di un volo di gruppo.
Mindmeld potrà ospitare (funzione non disponibile al lancio) anche funzionalità terapeutiche: l’intelligenza artificiale rileverà segnali di disagio e proporrà match con utenti dotati di particolare resilienza o spirito consolatorio, all’occorrenza facendo intervenire moderatori umani e mai in modo invasivo. Il vero valore aggiunto della piattaforma sarà la sua capacità di scardinare le consuetudini comunicative, favorendo legami trasversali e conversazioni tra soggetti che, nella vita reale, non si sarebbero mai rivolti la parola.
Mindmeld sarà la risposta definitiva alla solitudine dei social tradizionali.
Memosphere (2035): la piattaforma promette di lasciarsi alle spalle le dissonanze dei social tradizionali, trasformando la città o qualsiasi spazio fisico in una fitta costellazione di memorie digitali visibili solo a chi, per qualche motivo affettivo o esistenziale, ne verrà ritenuto degno. L’utente, subito dopo l’iscrizione, riceverà una richiesta d’accesso alla fotocamera e alla posizione GPS del proprio dispositivo. Da lì, potrà “ancorare” un ricordo (una foto, una frase, persino una traccia audio) a un preciso punto sulla mappa, scegliendo poi a chi renderlo accessibile (amici, parenti, conoscenti o chiunque). Il ricordo, una volta fissato, diventerà invisibile a tutti gli altri: la città, apparentemente immutata, si popolerà in realtà di segreti a cielo aperto, intimi e stratificati.
Alcuni utenti potranno disseminare dediche amorose nei pressi della vecchia scuola, altri potranno custodire le proprie confessioni sotto ponti o fermate del tram. Nascerà una nuova forma di caccia al tesoro, dove le memorie più rare verranno scovate solo da chi, per empatia o per intuito, saprà dove cercare e spesso, più che il contenuto, conterà il gesto di aver lasciato un segno, sapendo che qualcuno, un giorno, potrà ritrovarlo.
Chi si iscriverà a Memosphere potrà raccontare la storia segreta di una città, costruendo un archivio diffuso di micro-narrazioni che si potranno esplorare solo camminando. Altri potranno interpretarla come una sorta di diario diffuso, dove a ogni tappa della routine quotidiana corrisponderà un frammento di sé lasciato indietro, da rileggere a distanza di anni o da mostrare a qualcuno. L’aspetto più rivoluzionario, però, sarà la consapevolezza che ogni memoria, seppur digitale, si consumerà nello spazio: basterà la demolizione di un edificio, un cambio di coordinate e la memoria diventerà irraggiungibile, come un messaggio disperso nel tempo.
Memosphere introdurrà anche una funzione di “eredità digitale”: l’utente potrà predisporre la consegna dei propri ricordi a una persona in caso di morte o di disattivazione dell’account. Una sorta di testamento emotivo, di una città che, sotto la superficie, si arricchirà di livelli segreti. La piattaforma potrà creare gruppi di “cartografi emozionali” che potranno mappare le zone più dense di ricordi pubblici e si moltiplicheranno le storie di persone che potranno trovare conforto o ispirazione leggendo la memoria anonima di uno sconosciuto.
Terravoice (2040): si tratterà di un social radicalmente diverso dagli altri, almeno nell’intento dichiarato: ridare “voce” alle entità naturali — boschi, fiumi, laghi, persino singoli alberi monumentali — tramite l’intermediazione di sensori IoT. Non saranno le persone ad aprire profili, ma i luoghi stessi. Una volta registrati, questi spazi diventeranno “seguibili” come se fossero individui: la foresta potrà aggiornare le proprie variazioni di umidità, le migrazioni della fauna, il tasso di fotosintesi; il delta del fiume aggiornare in tempo reale le sue maree, le intrusioni saline, la presenza di microplastiche rilevate. Ogni ecosistema verrà così dotato di una specie di diario semantico, capace di tradurre segnali biologici e parametri chimico-fisici in un flusso costante di micro-narrazioni, anche poetiche, ma sempre rigorosamente georeferenziate.
Gli utenti di Terravoice si specializzeranno nella cura di questi profili: ci saranno “curatori” che si occuperanno di tradurre il linguaggio dei sensori in messaggi più accessibili, altri si limiteranno a commentare, condividere e discutere tra loro la vitalità (o l’agonia) di un determinato luogo. Sarà possibile interagire con le entità naturali, porre domande — “Come ti senti oggi?”, “Cosa ti manca?” — alle quali l’intelligenza artificiale collegata ai sensori risponderà. Il sistema premierà la tutela attiva: chiunque contribuirà a documentare un fenomeno locale, a ripulire un sentiero, a segnalare nuove fioriture o il ritorno di una specie, potrà “donare” questi dati al profilo dell’ecosistema, accumulando una sorta di credito definito “gratitudine ambientale”.
Terravoice rappresenterà il tentativo di superare l’antropocentrismo del web: per la prima volta, la soggettività verrà estesa, anche solo per funzione algoritmica, al mondo non umano, generando una forma di narrazione collettiva dove le voci degli ecosistemi si intrecceranno con quelle degli utenti. Potranno esserci casi di “adozione” internazionale di foreste in difficoltà, campagne virali per il salvataggio di zone umide, eventi di ascolto collettivo durante i quali migliaia di utenti si sincronizzeranno per seguire il risveglio primaverile di una valle alpina o l’arrivo delle prime piogge monsoniche.
Terravoice lancerà una sfida: riuscire a generare una sorta di “congresso planetario degli ecosistemi”, in cui le grandi crisi ambientali verranno discusse e forse, per la prima volta raccontate, dal punto di vista di chi le subirà realmente.
Emograph (2045): la piattaforma potrà tracciare e rendere visibili, con immagini cartografiche, le connessioni emotive tra persone. Gli utenti, al momento dell’iscrizione, si ritroveranno davanti un’interfaccia che ricorderà i grafi delle reti neurali: punti di diversi colori a rappresentare individui, linee più o meno spesse a segnare i legami tra loro. Ma la novità sarà che le “relazioni” non si baseranno su followers, likes o messaggi privati, bensì su un sistema di tracciamento emotivo: ogni interazione, un commento sincero, un conforto in chat, una confessione a notte fonda lascerà una traccia, un flusso di energia che andrà a rafforzare o, in caso di scontro, a indebolire le connessioni.
Il sistema userà una combinazione di sentiment analysis, riconoscimento vocale e algoritmi di pattern emotivo per attribuire un peso specifico a ogni scambio. Non conterà la quantità, ma la qualità: un abbraccio digitale ad esempio, che nel gergo della piattaforma consisterà in un messaggio particolarmente empatico e personalizzato, varrà più di mille emoji o reazioni standard. Ogni mappa sarà privata, visibile solo al proprietario, ma si potrà scegliere di rendere pubblici alcuni segmenti, magari quelli che racconteranno storie di riconciliazione o del tutto anonimi i nodi più fragili.
Gli utenti di Emograph potranno sviluppare una nuova grammatica delle relazioni: si inizierà a parlare di “intensità di nodo”, di “cluster emotivi”, di “ramificazione affettiva”. Le discussioni abbandoneranno il tono competitivo dei vecchi social per concentrarsi sulle dinamiche di affinità, rottura e riparazione. Alcuni gruppi potranno organizzare “rituali di riconnessione”, eventi online in cui si tenterà di ricucire legami logorati dalle incomprensioni tramite sedute collettive di ascolto e confronto.
Emograph rappresenterà finalmente la possibilità di misurare e, forse, comprendere, la vera natura delle proprie connessioni: la piattaforma non premierà la popolarità, ma la profondità degli scambi e ogni linea, ogni biforcazione, racconterà una storia che potrà essere una combinazione di rotture, ritorni, nuovi inizi.
L’algoritmo avanzato potrà consentire, nei casi più delicati, una sorta di “adozione emotiva”. La veridicità e validità di tale funzione sarà garantita dal livello avanzato dell’algoritmo medesimo e il suo incrocio con i complessi pattern emotivi alla base della piattaforma.
Nota personale: magari questi social non verrano mai completati. La storia della tecnologia è costellata di annunci e di sconfitte, ma questa curiosa lista di futuri social si intreccia con la possibilità di scenari alternativi con un legame sempre più intenso fra realtà di tutti i giorni e "mondo" digitale.